Professionisti , ma in fuga dagli ordini

14.10.2017 20:11

Professionisti , ma in fuga dagli ordini

 

Sempre più giovani laureati esercita un’attività diversa dalla professione propria.

Avvocati e Commercialisti si “arrangiano” nelle supplenze, Chimici che fanno consulenze nei settori più disparati, anche al servizio di ristoratori vari, Ingegneri e Tecnici che si danno all’agricoltura, come consulenti e via così.

Tutte attività per le quali con occorre iscriversi all’Albo corrispondente alla laurea posseduta, senza abilitazione, senza pagare la corrispondente cassa di previdenza e senza  essere “costretti “ al possesso di una assicurazione professionale e senza possesso di Pos.

Quali le cause e quali i rimedi ?

Certamente il calo di clientela nelle attività L.P. è dovuto sia alla perdurante crisi finanziaria/economica, ma anche e soprattutto perché i nuovi professionisti – soprattutto giovani – sono sempre più convinti di avere più oneri che guadagni dal lavoro che svolgono.

Occorrerebbe dapprima ridurre il forte gettito contributivo ma anche intervenire sull’equo compenso per tutte le professioni liberali soggette all’esame di Stato.

Occorrerebbe anche che l’Ordine professionale non si limiti ad effettuare una formale difesa, spesso astratta, della professione da tutelare, bensì una verifica costante dell’esercizio della stessa da parte di abusivi diversi (società non in regola con la legge sulle S.t.P. e professionisti variamente abusivi).

Occorrerebbe contrastare  il “dumping” sociale e la c.d. “cinesizzazione” delle attività professionali riservate con un ritorno alla tariffa giusta, o equo compenso che sia, sotto un ferreo controllo Ordinistico/Statale.

I giovani, ma anche i meno giovani, non riescono più a sopportar tariffe irrisorie , tariffe soggette a concorrenza illegittima da parte di soggetti disparati a fronte di oneri in costante crescita.

Se da un lato lo Stato interviene per salvaguardare il mercato del lavoro, occorre che lo stesso Legislatore riconosca il lavoro del Professionista (pari al circa il 17% del Pil) tutelandolo ed estendendo, ad esempio, il Jobs Act anche ai L.P.

Gli ordini dovrebbero di pari passo intervenire, magari di intesa con gli uffici scolastici regionali, incontrando gli studenti ed illustrando agli stessi le possibilità, ed i rischi, legati alla L.P. a seguito del completamento del percorso universitari.

E ciò in osservanza del principio che “è meglio un mancato laureato che un professionista costretto alla fame”.

Ma gli Ordini professionali devono anche fornire assistenza e formazione gratuita agli iscritti vecchi e nuovi e non, come fa qualcuno, “commerciare”  a spese degli iscritti medesimi con corsi organizzati ad hoc da società.

Ciò oltre che immorale è anche illecito.

Alcuni dicono che l’attuale situazione sia una misura che salvaguardia il il mercato e la concorrenza, con ciò dimenticando che il Professionista non offre una merce come la frutta, la vendita di un appartamento o un’auto, bensi  esercita un’attività protetta, al momento non efficacemente  garantita e sempre meno esclusiva.

E’su queste ultime prerogative che occorre intervenire riportando il Professionista al centro delle attività intellettuali “produttive”, con una tariffa idonea e certa, con un controllo stringente sulle attività esercitate, rispettando la specificità e peculiarità di ogni diversa professione .

Anche l’art.36 della Costituzione non viene osservato: ‘il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

In mancanza di ciò e perdurando  l’imposizione  di sempre più stringenti norme , si assisterà un aumento dell’emigrazione dei nostri giovani laureati.

Restando inerti o dedicandosi all’ordinaria amministrazione, non si progredisce individualmente né come Nazione Italia; diventeremo tutti uguali, ma ugualmente poveri !

Sarebbe la fine dell’Italia dei poeti, artisti, scienziati e naviganti che tanto hanno contribuito in passato a formare un mondo migliore.

Antonio Ribezzo , 14 ottobre 2017